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L’esperimento di Hershey e Chase

Salve! È sempre il DNA che vi parla. Ora vorrei affrontare con tutti voi un altro degli esperimenti condotti nel secolo scorso per capire quale fosse la mia reale funzione: l’elegante esperimento di Hershey e Chase, due scienziati di origini statunitensi.
Nel 1952, i due presero dei batteriofagi, ossia virus che attaccano i batteri, dato che presentavano una struttura composta da proteine e…da me stesso. Io contengo fosforo, le proteine invece zolfo.
Successivamente, gli scienziati decisero di marcarmi attraverso l’utilizzo dell’isotopo radioattivo fosforo 32 mentre le proteine furono marcate dall’isotopo radioattivo zolfo 35. I fagi iniettarono il proprio materiale genetico, contenuto nel capside, all’interno di un batterio, agganciandosi alla membrana esterna di questo.

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Infine, dopo aver separato i batteriofagi dal batterio attraverso l’utilizzo di una centrifuga e posto all’interno di due provette i prodotti della separazione, Hershey e Chase scoprirono che l’isotopo radioattivo zolfo 35 era rimasto fuori dalle cellule batteriche e quindi sulla superficie del prodotto della centrifugazione, all’interno del corpo dei fagi, mentre l’isotopo radioattivo fosforo 32 era entrato nelle cellule, era presente anche nelle nuove particelle virali e quindi si trovava sul fondo della provetta.
Grazie a questo esperimento si confermò quanto già affermato da Avery, ossia che il materiale genetico trasmesso dai fagi alla progenie ero proprio io. Quindi io possiedo le istruzioni per la costruzione, all’interno delle cellule batteriche, di altre particelle virali.

L’esperimento di Avery

Salve a tutti! Sono il DNA e oggi vorrei illustrarvi l’esperimento che seguì quello condotto da Griffith per rivelare quale fosse il reale fattore di trasformazione: l’esperimento di Avery.

Nel 1944, Oswald Avery sottopose a diversi trattamenti i campioni, posti all’interno di tre provette, che contenevano il fattore di trasformazione dello pneumococco.  All’interno delle provette, inoltre, vennero aggiunti degli enzimi in grado di degradare le proteine, il DNA (me stesso) e l’RNA (proteasi, DNasi, RNasi) al fine di controllare se i campioni avessero conservato la capacità di trasformazione.

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Nel caso in cui venissero degradati le proteine e gli RNA l’attività di trasformazione non si annullava. Invece, quando io venissi distrutto, la capacità di trasformazione andava perduta.

Grazie all’esperimento condotto da Avery, oggi si sa che, durante la trasformazione, il gene preposto viene trasferito all’enzima che catalizza la sintesi della capsula dello pneumococco formata da polisaccaridi.