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Il tessuto connettivo (1)

Ciao a tutti!! È il corpo umano che vi parla. Oggi vi presenterò un mio nuovo tessuto : il tessuto connettivo.

Esistono vari tipi di tessuto connettivo (che saranno presentati nel prossimo articolo). La funzione principale di questo tessuto è quella di tenere uniti, di nutrire, di proteggere e di sostenere gli altri tessuti.

Tutti i tessuti connettivi presentano una caratteristica strutturale in comune:

-sono costituiti da cellule tipiche del tessuto chiamate fibroblasti, che formano le fibre, o osteoblasti nel caso del tessuto osseo;

-possiedono una matrice extracellulare, composta da una sostanza fondamentale formata da acqua, proteine, polisaccaridi e fibre; la matrice ha il compito di avvolgere e sostenere le cellule del tessuto connettivo;

-presentano cellule adipose (o adipociti) per l’accumulo dei trigliceridi.

Nella matrice cellulare, le proteine servono come collante per legare le cellule alle fibre, mentre la quantità di polisaccaridi che riescono a trattenere l’acqua influisce sulla fluidità della sostanza fondamentale. Le fibre possono essere: fibre collagene, che compongono i tendini, i legamenti, la cartilagine e l’osso; fibre elastiche, presenti sopratutto nelle pareti dei grossi vasi sanguigni; fibre reticolari molto ramificate, che formano reticolati all’interno degli organi pieni come il fegato e la milza.

La cartilagine è un tipo di tessuto connettivo formato da cellule conosciute come condrociti, che si trovano all’interno di spazi chiamati lacune, e da una sostanza fondamentale composta da fibre collagene ed elastiche. La caratteristica della cartilagine di tornare alla sua forma originaria dopo uno stress meccanico è data dalla presenza di un particolare polisaccaride: il condroitinsolfato. Infine, la ragione per la quale non si avverte nessun dolore in caso di deterioramento della cartilagine è la totale assenza di vasi e nervi in questa.

 

La duplicazione del DNA

Salve a tutti! Sono il DNA e oggi vorrei affrontare con voi l’argomento riguardante la mia duplicazione.

Il meccanismo della duplicazione, in questo caso semi- conservativa, ha lo scopo di originare due filamenti identici al filamento stampo (matrice) di partenza.

La mia duplicazione è detta semi-conservativa proprio perché uno dei due filamenti che compone quello finale è appartenente a quello matrice.

La duplicazione inizia attraverso la formazione di forcelle di duplicazione, o replicazione, in più punti del doppio filamento di me stesso. Le forcelle si formano a causa della rottura dei legami ad idrogeno tra le basi azotate per azione della DNA elicasi; successivamente, per evitare che i legami si possano riformare, si collocano presso i filamenti stampo delle proteine, gli SSB (single-strand-binding). Il processo di creazione di un filamento complementare a quello stampo inizia con l’arrivo di un altro enzima, la DNA polimerasi che ha il compito di aggiungere le basi azotate complementari. Questo enzima abbina le basi solamente in una direzione: dall’estremità 5′ a quella 3′ del filamento. La DNA polimerasi inizia la sua azione dopo essersi agganciata ad un primer costituito da una dozzina di basi di RNA.

Si distinguono due generi di filamento a cui vengono abbinate le basi: il filamento continuo, in cui le basi vengono aggiunte dalla posizione 5′ alla 3′, e il filamento tardivo, in cui la DNA polimerasi agisce a ritroso formando dei frammenti, quelli di Okazaki.

Al termine della duplicazione, agisce un altro enzima, la ligasi che ha il compito di catalizzare la formazione dei legami fosfordiesterici tra i frammenti di Okazaki. I primer, invece, vengono sostituiti con vero DNA.

Infine, si avranno due filamenti continui e identici a quello di stampo.