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Il tessuto epiteliale

Ciao a tutti! Dopo diversi mesi di stop, è il corpo umano che vi parla. Oggi affronteremo un nuovo e interessante argomento: il tessuto epiteliale.

Il tessuto epiteliale è costituito da strati contigui di cellule che formano un rivestimento protettivo sulla superficie esterna del corpo, intorno ai vari organi, alle cavità e ai canali interni. Inoltre, questo tessuto regola il movimento delle molecole e degli ioni nell’organismo.

Esistono tre tipi di tessuto epiteliale: squamoso, cubico e cilindrico. Questi si differenziano tra loro per la forma delle cellule che li compongono. Il tessuto epiteliale può essere costituito da un solo tratto di cellule, prendendo il nome di epitelio semplice o monostratificato, o da differenti strati, meglio conosciuto come epitelio composto o pluristratificato.

Alcune cellule epiteliali sono specializzate nel ricevere stimoli dall’esterno e comunicarli al sistema nervoso. Queste sono le cellule epiteliali sensoriali o recettori sensoriali: ricevono informazioni chimiche sul gusto o sugli odori, attivano le fibre nervose per portare il messaggio verso il cervello.

L’epitelio poggia su uno strato di materiale extracellulare, o lamina basale, che ha la funzione di fornire sostegno e nutrimento alle cellule epiteliali. Questa lamina è composta da glicoproteine e filamenti proteici prodotti dalle cellule epiteliali stesse.

Alcune cellule epiteliali sono specializzate nella sintesi e nella secrezione di sostanze da riversare all’esterno e sono spesso raggruppate per formare ghiandole, costituite da cellule cubiche o cilindriche. Le ghiandole sono suddivise in:

ghiandole esocrine, che possiedono un dotto che riversa il secreto all’esterno del corpo o verso cavità interne;

ghiandole endocrine, che riversano il prodotto nel liquido interstiziale da qui direttamente nel sangue. I prodotti sono chiamati ormoni.

Nel prossimo articolo si parlerà del tessuto connettivo.

 

Elaborazione mRNA nelle cellule eucariote

Salve a tutti, sono il DNA e ora vorrei affrontare l’argomento riguardante l’elaborazione dell’mRNA nelle cellule eucariote.

Le sequenze dei geni codificanti per delle proteine sono interrotte da sequenze nucleotidiche non codificanti. Queste sequenze che non vengono tradotte sono chiamate “introni”, mentre quelle codificanti sono conosciute come “esoni”. Gli introni vennero scoperti attraverso degli esperimenti di ibridazione mRNA-DNA.

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Secondo questo esperimento, in un primo momento, viene preso il doppio filamento di DNA per denaturarlo, ossia farlo scaldare fino a quando i due filamenti si staccano per la rottura dei legami ad idrogeno che lega le basi azotate. Successivamente i due filamenti denaturati vengono raffreddati in presenza di un filamento di mRNA. Tra le due molecole di RNA messaggero maturo, ossia l’RNA che giunge nel citosol per partecipare alla sintesi delle proteine, e i geni da cui queste molecole vengono trascritte non c’è una perfetta corrispondenza. Infatti, le sequenze dei geni sono molto più estese delle molecole complementari di mRNA maturo. Da ciò si deduce che, prima del processo di traduzione dell’informazione genetica trasportata dal mRNA, gli introni vengano eliminati.